Nadia Limonta
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Nadia Limonta

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INTERVISTATO
Nadia
Limonta
RUOLO
Founder & CEO
AZIENDA
ALMADORADA
Intervista

Come l’empatia nella nostra quotidianità lavorativa ci può essere utile? Come, una volta che si è affermata, fra brand e persone, può fare la differenza?

L’empatia è una qualità che difficilmente si acquisisce semplicemente studiando. Si costruisce nel tempo, si sviluppa attraverso l’esperienza, la curiosità verso gli altri e la capacità di osservare il mondo da prospettive diverse, senza lasciarsi guidare dai pregiudizi.

Ritengo che sia fondamentale in molti ambiti della nostra vita, sia personale sia professionale. È una “risorsa” preziosa in numerose professioni, come quelle del medico, dello psicologo, dell’insegnante, ma anche di chi opera nelle vendite, nel marketing e nel servizio al cliente.

Essere empatici significa saper comprendere il punto di vista dell’altro, cercando di mettersi nei suoi panni, pur sapendo che la sua esperienza è diversa dalla nostra. Richiede sensibilità, capacità di ascolto, apertura mentale e la volontà di comprendere chi abbiamo di fronte.

Nella quotidianità lavorativa, l’empatia permette di costruire relazioni solide e sincere, sia con i clienti sia con i fornitori. Aiuta a comprendere i bisogni, ad anticipare le aspettative, a gestire meglio i conflitti e a creare un clima di fiducia. Spesso è proprio grazie ad essa che un primo contatto può trasformarsi in una relazione destinata a durare nel tempo.

Lo stesso vale per i brand. Oggi le persone non scelgono soltanto un prodotto o un servizio: scelgono aziende con cui condividono valori, linguaggio e visione. Le realtà capaci di comunicare con empatia riescono a creare un legame autentico con il proprio pubblico, trasformando un cliente in una persona che si sente compresa, ascoltata e parte di una storia comune.

Come trasformare la comunicazione in un battito d’ali, un colore nuovo, e creare l’emozione di una sensazione sconosciuta, possibilmente indimenticabile e unica?

La comunicazione raggiunge il suo scopo non quando viene semplicemente compresa, ma quando riesce a suscitare un’emozione. Le parole non sono soltanto strumenti per trasmettere un messaggio: quando sono autentiche, diventano ricordi, costruiscono relazioni e, talvolta, si trasformano in esperienze che lasciano un segno.

Ogni giorno comunichiamo costantemente emozioni, stati d’animo e intenzioni attraverso le parole, il tono della voce, lo sguardo, i gesti e il linguaggio del corpo. Ciascuno di questi elementi contribuisce a trasmettere un messaggio a chi ci circonda.

Come affermava Paul Watzlawick, psicologo, psicoterapeuta e teorico della comunicazione austriaco, «È impossibile non comunicare.» Anche il silenzio comunica: può esprimere attesa, distanza, ascolto, disagio o rispetto. Ogni comportamento, volontario o involontario, trasmette un messaggio.

Anche per i brand la comunicazione è fondamentale. Ogni parola, immagine, colore, dettaglio del packaging, del sito web o di un post sui social racconta qualcosa, anche quando non ne siamo pienamente consapevoli. La vera differenza non sta quindi nel comunicare, ma nel modo in cui lo si fa. Quando autenticità ed empatia sono alla base di ogni messaggio, questo smette di essere un semplice veicolo di informazioni e diventa un’esperienza capace di lasciare il segno.

Nel settore dell’olio extravergine di oliva questa sfida è ancora più importante. Prima ancora dell’assaggio, il consumatore costruisce un’idea del prodotto attraverso ciò che vede e legge. Per questo, come spiega Adele Bonaro nel libro “L’olio che parla ai sensi”, la qualità non può essere comunicata solo con dati tecnici: occorre evocare i sensi attraverso parole, immagini e design, trasformando la comunicazione in una esperienza capace di anticipare il piacere della degustazione.

È questa la visione che guida anche ALMADORADA. Per noi il rapporto con il consumatore inizia molto prima dell’apertura della bottiglia: si costruisce attraverso ogni elemento che racconta chi siamo e i valori in cui crediamo.

Il pensiero laterale può rendere più facile trovare il modo di inventare? A volte il carattere ostinato porta a cogliere fortune particolari?

Credo che il pensiero laterale possa facilitare il processo di innovazione, perché aiuta a osservare un problema da prospettive diverse e a individuare soluzioni che un approccio esclusivamente lineare potrebbe non far emergere. Tuttavia, non lo considero un metodo infallibile. Per trasformare un’intuizione in un risultato concreto è necessario affiancargli anche il pensiero logico, la riflessione, l’ascolto, lo studio e l’approfondimento.

Viviamo in un contesto sempre più complesso, in cui tutto cambia con una velocità senza precedenti, dalle norme alle tecnologie, dalle aspettative dei clienti alle modalità di lavoro. In uno scenario come questo, ritengo che chi sa adattarsi abbia maggiori possibilità di cogliere nuove opportunità. Questo però non significa cambiare direzione a ogni costo. Al contrario, significa saper valutare quando è il momento giusto per farlo e se ne vale davvero la pena.

È proprio qui che, a mio avviso, entra in gioco anche il carattere ostinato. Quando è accompagnato dalla capacità di mettersi in discussione, può diventare un grande valore, perché permette di non arrendersi davanti al primo ostacolo e di continuare a cercare nuove strade. Questo atteggiamento può far emergere opportunità che dall’esterno possono sembrare frutto della fortuna, ma che in realtà sono spesso il risultato di preparazione, attenzione e determinazione.

Ovviamente, anche un pizzico di fortuna non guasta mai.

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