Avrei dovuto fare la ricercatrice scientifica. Poi ho cambiato rotta e ho iniziato a studiare un altro tipo di comportamento: quello delle persone davanti a uno schermo. Ho subito scoperto che sono molto meno prevedibili delle molecole. Da allora progetto esperienze, interfacce e comunicazione cercando di tenere insieme due cose che spesso litigano: estetica e funzionamento.
Negli anni ho lavorato come UX/UI designer, web e graphic designer, affiancando aziende, agenzie e progetti diversi, fino ad arrivare a coordinare visioni creative e trasformarle in qualcosa che non sia solo “bello”, ma che funzioni davvero.
Parallelamente insegno web design, branding e personal branding, perché spiegare agli altri quello che fai è il modo più veloce per scoprire se lo hai capito davvero.
Prima di tutto questo, però, ho fatto la cameriera per anni. È lì che ho imparato davvero a stare al mondo: gestire persone, leggere situazioni, mantenere la calma quando tutto intorno perde senso e priorità. Competenze che, sorprendentemente, tornano molto utili anche nel design.
Lo sport è sempre stato un’altra costante: per anni sono stata capitano di una squadra di pallavolo in Serie B, un ruolo che mi ha insegnato cosa significa guidare un gruppo, prendere decisioni e assumersene la responsabilità, anche quando sarebbe più comodo non farlo.
Non ho mai bucato una consegna e tendo a contare i pixel anche nella vita quotidiana, il che rende tutto leggermente più preciso e le cene con me leggermente più stressanti.