Anna Serena
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Anna Serena

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INTERVISTATO
Anna
Serena
RUOLO
Corporate Communication & Content Manager
AZIENDA
The Brandformance Society
Intervista

Intuizione, rischio, ascolto

Lintuito spesso è considerato come la capacità di prendere decisioni corrette in mancanza di informazioni sufficienti, facendo leva, consciamente o inconsciamente, sulle nostre esperienze precedenti. Lintuito attualmente è una delle qualità più richieste nella vita di tutti giorni. Il rielaborare informazioni inconsce ci permette di prendere decisioni migliori.

Lintuizione, quindi, è la capacità di percepire possibilità, significati e connessioni non immediatamente evidenti, guardando oltre, concentrando lattenzione su idee, concetti e potenzialità future.

Come questattitudine può esserci utile nel campo lavorativo? è possibile dare a questa sensazione una spiegazione logica?

Lo chiamiamo spesso “sensibilità personale” oppure “sensazione a pelle”. Eppure l’intuito non è improvvisazione.  È il risultato di un’elaborazione profonda, anche se inconscia, delle informazioni. È una competenza che si allena, si costruisce, si affina con il tempo. Come muscolo nascosto, lavora in profondità e si nutre di tutto ciò che impariamo, osserviamo, viviamo.

Allenare l’intuito, per me, significa coltivare uno sguardo attento: sviluppare la capacità di osservare dettagli che spesso sfuggono, leggere molto, esplorare l’arte e le culture. Significa nutrire la curiosità e aprirsi a discipline anche lontane dal marketing e dalla comunicazione, perché ogni nuova conoscenza, prima o poi, torna utile in modo inaspettato.

In questo senso, l’intuito ha una sua logica: è il frutto di una mente che ha imparato a leggere le connessioni prima che diventino evidenti. E in un mondo che cambia così rapidamente, questa capacità non è solo utile. È necessaria.

Per esempio, in questo lavoro l’intuito è ciò che mi permette di capire cosa serve davvero a un brand, di anticipare un trend e leggere tra le righe di un brief. Ecco perché deve poggiare su esperienza, studio e capacità di cogliere segnali, facendoli emergere dal rumore di fondo.

 

Il nostro intuito ci può aprire delle strade tanto interessanti quanto rischiose. Daltra parte, quando il rischio ha effetto positivo, allora diventa opportunità. Nella gestione dei nostri progetti spesso il rischio è un aspetto fondamentale ed inevitabile e si può trovare il coraggio di affrontarlo.

La parola stessa progetto, che utilizziamo in Comunicazione è un termine associato alla proiezione verso il futuro delle nostre idee.

Come mettere in atto efficacemente un piano dazione in cui si affrontano e si contrastano i possibili elementi di rischio?

Se non lo provi, non lo puoi sapere. Una verità semplice ma fondamentale nella comunicazione e nel marketing. Il rischio fa parte di ogni progetto ed è al contempo ciò che rende necessaria la pianificazione.

Ogni piano d’azione parte da una visione, spesso intuitiva, ma viene poi strutturato attraverso un processo razionale e flessibile. Pianificare significa proprio questo: dare forma concreta all’intuito, anticipare possibili ostacoli e creare uno spazio sicuro in cui anche il rischio possa essere gestito.

C’è poi da dire che nel nostro lavoro l’intuito ha più valore quando è supportato da un approccio insight-driven. Non si tratta solo di raccogliere dati, ma di interpretarli con profondità per capire ciò che realmente muove le persone. È in questo passaggio, dal dato all’informazione, che si trova la chiave per prendere decisioni a volte coraggiose ma sempre consapevoli.

Viviamo in un contesto in cui i comportamenti dei consumatori cambiano rapidamente, e la tecnologia evolve ancora più in fretta. Per questo motivo, ogni progetto di comunicazione dovrebbe prevedere una componente di sperimentazione, il cosiddetto test and learn.

In fondo, progettare è proiettare nel futuro ciò che oggi è solo un’intuizione. Con metodo e, perché no, una buona dose di fiducia.

 

Parlare di ascolto significa parlare di comunicazione. Dallascolto del brief allascolto dei colleghi, per individuare i trends e avvicinarsi allinnovazione. Oggi i brand stanno imparando ad ascoltare le persone, per condividere valori creati sui nostri desiderata, realizzando quanto sia importante il nostro consenso. Naturalmente linnovazione ha molto aiutato questo processo, con lanalisi dei social media, e in generale dei comportamenti in rete, confermando le modalità e le motivazioni per cui si è attratti da un prodotto o interessati ad una marca.

In che modo possiamo accentuare il carattere propositivo dellinformazione, permettendo ai brand di conoscere meglio la propria audience, per intrattenere e informare sperimentando nuovi linguaggi e tecnologie?

Senza ascolto, la comunicazione non è un monologo. Perché anche un monologo, parte da un ascolto. Senza ascolto non può esserci relazione, senza relazione non può esserci né comunicazione né rilevanza.

Spesso confondiamo il “sentire” con l’“ascoltare”. Ma sono due cose molto diverse.
Ascoltare richiede attenzione, intenzione, profondità. E oggi più che mai è l’ascolto che permette ai brand di essere davvero presenti nel mondo, non solo nel mercato. Di essere rilevanti.

Lavorando sin da subito nella comunicazione digitale, ho imparato presto quanto siano potenti gli strumenti che abbiamo a disposizione: possiamo analizzare il sentiment sui social, i search intent, le menzioni, consultare ricerche di mercato e report in tempo reale. Abbiamo, insomma, infiniti modi per conoscere le persone e i loro comportamenti.

Ma torniamo sempre lì: i dati non bastano, se non siamo in grado di interpretarli. E per interpretarli davvero, continuo ad affiancare al digital anche strumenti “analogici”. Non potrei mai rinunciare a workshop e interviste di approfondimento con carta e pennarelli.

In un contesto dominato dal content overload, comunicare, oggi, significa anche avere il coraggio di non parlare. Significa prendersi il tempo di osservare, ascoltare, riflettere. Solo così i brand possono costruire connessioni autentiche con la propria audience, sperimentare linguaggi nuovi, evolversi davvero.

 

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