Costanza Mignanelli
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Costanza
Mignanelli
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Consulente Marketing e Comunicazione
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Intervista

intuito, rischio, ascolto: la mia bussola creativa

A volte ci penso: com’è che prendiamo davvero certe decisioni? Non quelle logiche, razionali, ma quelle che facciamo “a pelle”, anche quando i numeri dicono il contrario.

Nel mio lavoro — e forse anche nella vita — mi affido spesso all’intuito. Quella sensazione strana, che arriva quando meno te l’aspetti e ti dice: “prova da questa parte, anche se non c’è ancora un cartello che indica la strada”.

L’intuito per me è una somma silenziosa di esperienze, errori, successi, persone incontrate, dettagli notati senza farci troppo caso. È il momento in cui senti che un’idea funziona, anche se non hai ancora dati a supporto. È un atto di fiducia, prima di tutto verso te stesso.

Mi è successo non molto tempo fa, in una riunione dove tutti spingevano per seguire una strada “sicura”. Ma io sentivo che c’era qualcosa che stonava. Ho preso un bel respiro e ho detto: “e se provassimo l’opposto?” Non avevo prove, solo quella strana certezza che a volte arriva da dentro. Abbiamo rischiato. E quella scelta, alla fine, è diventata il cuore della campagna.

Già, il rischio. Parola che fa paura, ma che in comunicazione è impossibile ignorare. Ogni progetto è un piccolo salto nel vuoto. E per quanto ci si prepari, non si è mai pronti davvero. Eppure ho imparato che è proprio lì, nel momento in cui ti tremano un po’ le mani, che accadono le cose belle.  Le idee che restano. I lavori di cui vai fiero.

A volte va male, certo. Ho sbagliato, ho fallito, ma non mi sono mai pentita perché in quel momento ho ritenuto valida quella valutazione e non altre. Senza quei passaggi non sarei chi sono oggi. E forse, in fondo, il rischio più grande è non rischiare.

Poi c’è l’ascolto, che per me è una forma di rispetto. Ascoltare davvero il cliente, il team, il pubblico. Non solo le parole, ma i silenzi, le esitazioni, i dettagli che raccontano più di mille brief.

L’ascolto è quello che mi ha fatto cambiare idea mille volte. Mi ha fatto capire che le persone non cercano messaggi perfetti: cercano storie in cui riconoscersi, linguaggi che li accolgano, non che li impressionino.

Ricordo una volta in cui, lavorando su un brand che voleva “parlare ai giovani”, ci siamo semplicemente messi ad ascoltare le loro conversazioni sui social. Nessuna analisi complicata: solo lettura, empatia, presenza. Da lì è nata una serie di contenuti semplici, ma veri, che hanno funzionato semplicemente perché erano onesti.

Oggi che le tecnologie evolvono più in fretta di quanto riusciamo a raccontarle, sento che queste tre parole — intuizione, rischio, ascolto — sono diventate ancora più importanti. Sono l’argine umano in mezzo a mille automatismi. Sono la parte invisibile del nostro lavoro, ma forse la più preziosa.

Ogni volta che riparto da un’idea nuova, sono loro a guidarmi: l’intuito che mi apre strade invisibili, il rischio che mi insegna il coraggio, l’ascolto che mi ricorda per chi sto creando. Tre parole semplici che, prese sul serio, sanno trasformare ogni progetto in valore.

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