Cristina D'Anna
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Cristina D’Anna

EDIZIONE
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INTERVISTATO
Cristina
D'Anna
RUOLO
Direttrice Creativa
AZIENDA
Monks
Intervista

Intuizione, rischio e ascolto.

L’intuito è fondamentale, è una sorta di super potere, che va e viene quando vuole. È quella lampadina che si accende durante il brainstorming, anzi a volte è proprio ancora meno luminosa di una lampadina, ma lo capisci. Lo sai, anche se non sai perché. Personalmente non posso dire di essere sempre e comunque una persona intuitiva, ma quando lo sono stata o lo sono, mi regala ogni volta grandi soddisfazioni. Mi è capitato, per esempio, di cogliere l’importanza di un dato, che a nessun altro diceva nulla: avevo intuito che quel dato nascondeva un insight forte e lo avevo rielaborato in una idea creativa, che poi ha ricevuto importanti riconoscimenti. È un esempio che ha avuto delle conseguenze, ma un’intuizione a volte è una cosa anche più piccola, come scegliere un posto al tavolo piuttosto che un altro. Non è sempre facile dimostrarsi intuitivi: quando il carico di lavoro, di dati, di pregiudizi, di obiettivi, ci fanno sentire sopraffatti, è proprio lì che dobbiamo silenziare tutto, e aspettare la lampadina.

E il mio intuito mi dice che una parte di rischio deve esserci sempre.

Il rischio va preso a piccole dosi, ma non può mancare. Inutile dire che i rischi vanno calcolati: pensiamo se coloro che dirigono le grandi imprese di questo pianeta un giorno iniziassero a fare colpi di testa… ecco, no. Ma il rischio va corso, ogni tanto, e a qualunque livello. Lasciare un posto di lavoro comodo, credere in un’idea apparentemente folle, investire in una persona fuori dalle righe o dai ranghi, dire no quando ti chiedono di dire sempre di sì. Che impresa – anzi che vita – sarebbe, senza rischio? La creatività nasce dal rischio, si alimenta col rischio, si procura l’adrenalina dal rischio. Altrimenti non faremmo creatività, ma staremmo solo percorrendo una strada già battuta da altri. Che ci sta, qualche volta, ma che noia.

E prendiamoci, infine, il rischio di ascoltare.

L’ascolto. Che non può arrivare solo alla fine, però: deve essere costante. Chiunque voglia lavorare nel settore della Comunicazione deve essere capace di ascoltare. Mettersi lì, fermarsi e, con la giusta umiltà, tendere le antenne, porgere l’orecchio. A qualunque livello. Da quando entri in un’Azienda o in un’Agenzia, fino a quando arrivi a dirigerla. Ascoltare i propri colleghi e colleghe, dimostrare considerazione e accettare consigli e critiche, dare valore alle persone che ci circondano ogni giorno. Ascoltare i clienti, che non significa solo prendere bene un brief e fare un buon lavoro per la marca, ma anche capire quello che il tuo referente, che è una persona con degli obiettivi, desidera per sé e darglielo. Si diventa indispensabili così facendo. Ascoltare il mercato, ossia non limitarsi a guardare i grafici di vendite, indici di gradimento o commenti sui social network, ma prendersi il tempo per capire, osservare, silenziare i propri bias e rielaborare scientemente. E magari avere una buona intuizione.

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