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Emanuele Urbani

EDIZIONE
tema
INTERVISTATO
Emanuele
Urbani
RUOLO
Head of Operations
AZIENDA
Seed
Intervista

Come quest’attitudine può esserci utile nel campo lavorativo? è possibile dare a questa sensazione una spiegazione logica? Il nostro intuito ci può aprire delle strade tanto interessanti quanto rischiose.
Nel digital marketing, l’intuizione non è un atto istintivo o basato sul “gut feeling“, ma nasce dall’analisi e dall’interpretazione dei dati: quelli degli utenti, del mercato e di molte altre fonti.
Si tratta di un processo che avviene collegando informazioni diverse – dai motori di ricerca alla UX, dai social media ad altre piattaforme digitali. Il digitale, infatti, è ormai un ecosistema unico, e l’intuizione scatta proprio quando si riescono a mettere insieme i pezzi di questo puzzle informativo.
L’idea geniale arriva quando unisci i puntini… ma per farlo, devi prima avere i puntini giusti.

Come mettere in atto efficacemente un piano d’azione in cui si affrontano e si contrastano i possibili elementi di rischio?
Nel digitale, il rischio maggiore è affidarsi a un’intuizione “da zero”, senza basi oggettive: questo può portare a decisioni influenzate dai propri bias o dall’istinto, anziché da un’analisi concreta.
Però il rischio non va evitato, anzi: è una componente fondamentale del miglioramento. La chiave è imparare a gestirlo in modo strategico, testando e validando le intuizioni. Ad esempio, strumenti come l’A/B testing permettono di confrontare diverse soluzioni, capire quali messaggi funzionano meglio e prendere decisioni più consapevoli.
Nel digital marketing, quindi, testare non solo aiuta a mitigare il rischio, ma permette anche di governarlo, trasformandolo in un’opportunità per ottimizzare le strategie e lavorare in modo più intelligente.

In che modo possiamo accentuare il carattere propositivo dell’informazione, permettendo ai brand di conoscere meglio la propria audience, per intrattenere e informare sperimentando nuovi linguaggi e tecnologie?
L’ascolto gioca un ruolo fondamentale: nella Search Engine Optimization ci permette di capire cosa cercano gli utenti, come lo cercano e quali correlazioni esistono tra le ricerche: analizzando i trend storici, possiamo osservare come i comportamenti si evolvono nel tempo. Ad esempio, il modo in cui oggi le persone cercano “iPhone usato” rispetto a “iPhone ricondizionato” riflette un cambiamento non solo nelle abitudini, ma anche nella percezione e nella semantica delle ricerche.
L’ascolto si estende anche all’esperienza sul sito: con la Conversion Rate Optimization analizziamo come gli utenti navigano, quali sono le loro esigenze e come possiamo soddisfarle e guidarle al meglio.
Ma non finisce qui: possiamo raccogliere la voce diretta degli utenti attraverso survey, feedback in tempo reale, recensioni, user testing, heatmap e molto altro. Un esempio concreto? Attraverso lo scraping e la clusterizzazione delle recensioni, possiamo individuare pattern e insight utili per le aziende, aiutandole a ottimizzare la loro offerta in base ai reali bisogni dei consumatori.
In questo modo, l’ascolto non è più solo un concetto astratto, ma diventa un vero strumento di miglioramento strategico.

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