Intuizione, rischio, ascolto
L’intuizione è la capacità di percepire possibilità, significati e connessioni non immediatamente evidenti. Come quest’attitudine può esserci utile nel campo lavorativo? è possibile dare a questa sensazione una spiegazione logica?
Credo che l’intuizione sia una forma di intelligenza ancora poco compresa e mal definita, in grado di superare barriere razionali e temporali. Si può forse dare una spiegazione all’intuito immaginando un altro tipo di logica, una logica non binaria quale, appunto, sembra essere quella dell’inconscio. L’intuito si affina di pari passo con la fiducia che gli si dà ed è forse questa la parte più difficile da mettere in pratica: a volte si sbaglia fidandosi dell’intuito, di conseguenza si tende a dargli meno peso, meno fiducia. Ed è così che instaura un circolo vizioso che ci impedisce di esercitare e trarre vantaggio da questa facoltà che, invece, ha bisogno di desiderio e di coraggio. Il coraggio di rischiare va di pari passo all’intuito. Penso sia necessario lasciargli spazio anche se gli errori passati tendono a farci paura. D’altronde, anche con logiche ferree si possono commettere errori perché la vita a volte e per fortuna è davvero imprevedibile.
Nella gestione dei nostri progetti spesso il rischio è un aspetto fondamentale ed inevitabile e si può trovare il coraggio di affrontarlo. Come mettere in atto efficacemente un piano d’azione in cui si affrontano e si contrastano i possibili elementi di rischio?
Un piano d’azione efficace si mette in atto raccogliendo innanzitutto quanti più dati e informazioni possibili. Credo che le fasi di ricerca, analisi e sintesi dei dati, siano imprescindibili per un piano d’azione che si rispetti. Poi serve anche molta immaginazione per proiettare le conoscenze acquisite negli scenari futuri che ci risultano come probabili. Infine, serve l’onestà di rilevare anche i punti deboli della strategia. È illusorio pensare che esistano strategie senza punti deboli. Da qui in poi si può scegliere se, come e quanto rischiare. È necessario però essere consapevoli che il rischio non si può eliminare mai del tutto, altrimenti non si potrebbero definire “piani d’azione”.
Parlare di ascolto significa parlare di comunicazione. Oggi i brand stanno imparando ad ascoltare le persone. In che modo possiamo accentuare il carattere propositivo dell’informazione, permettendo ai brand di conoscere meglio la propria audience, per intrattenere e informare sperimentando nuovi linguaggi e tecnologie?
Oggi i canali e le modalità di comunicazione con i pubblici si sono moltiplicati e non mancano le possibilità di ascolto. Da sviluppare credo restino ancora l’atteggiamento e la visione. Quello che possiamo fare noi come professionisti della comunicazione è creare le occasioni di dialogo prevedendole come parte integrante delle strategie, in modo da accompagnare i brand in questo percorso. Credo che l’ascolto, aperto e onesto, possa essere lo slancio per quella trasformazione decisiva, culturale, che vorremmo tutti.