Quello che penso dell’intelligenza artificiale, per quel che riguarda l’uso all’interno delle aziende e all’interno delle agenzie di creatività, è sicuramente che l’intelligenza artificiale è un’opportunità. Può essere uno strumento valido per aiutare e anche velocizzare, qualche volta, una serie di lavori routinari. Allo stesso tempo, credo che non debba essere, ovviamente, la panacea di tutti i mali, quindi non deve essere utilizzata in maniera incondizionata, perché vedo anche un uso magari eccessivo che può appiattire quella che è la creatività. Lo penso per quel che riguarda, per esempio, la parte di copyright o quello che è la parte delle immagini, dove deve esserci una mano umana che dà delle informazioni di un certo livello, e che quindi ci metta la professionalità per richiedere all’intelligenza artificiale una mano. Però, appunto, deve essere un supporto tecnico che non prende il posto di quella che è la creatività umana e quello che la mente umana può realizzare. Credo che l’empatia umana e anche, ad esempio, il lavoro di squadra che si fa in un’agenzia, quindi la l’intelligenza collettiva e collaborativa, non può essere soppiantata del tutto da una macchina, che è un’intelligenza collettiva però probabilmente anche con degli scopi più larghi. In più, credo che nel nostro lavoro l’artigianalità sta anche nel rapporto che si crea col cliente, quindi di fiducia e di lavoro continuo, che, ovviamente, non può essere soppiantato. La vedo come uno strumento, un aiuto e un supporto, come tanti ce ne sono stati nel corso dell’attività di comunicazione negli anni.