MAPO STUDIO, Interactive Agency specializzata in progetti sartoriali e piattaforme digital complesse, non è solo un’agenzia ma un laboratorio di idee in continua evoluzione, con i suoi tre soci Francesco Bortoli, Andrea Vianello, Matteo Forniz ed un team di circa 40 persone. In questa intervista, esploriamo con come questi tre elementi – intuizione, rischio e ascolto – guidano il loro approccio allo sviluppo di servizi digitali ed alla comunicazione.
Il ruolo dell’intuizione nella comunicazione digitale
In un settore in rapidissima evoluzione come quello digitale, quanto è importante l’intuizione? In che modo questa capacità vi ha guidato verso scelte innovative che poi si sono rivelate vincenti?
Matteo: L’intuizione nel nostro settore è fondamentale, soprattutto quando si tratta di anticipare tendenze tecnologiche che potrebbero rivoluzionare la comunicazione. Come agenzia, abbiamo spesso fatto scelte basate non solo sui dati ma anche su quella che potremmo chiamare “visione informata”: un mix di esperienza, conoscenza del mercato e quella scintilla che ti fa dire “questa è la direzione!”.
Un esempio concreto è stato il nostro investimento nell’intelligenza artificiale. Molto prima che diventasse il tema centrale nel dibattito sulla comunicazione digitale, la nostra intuizione ci ha suggerito che questa tecnologia avrebbe trasformato radicalmente il modo di progettare esperienze digitali. Pur senza tutti i dati a supporto, abbiamo percepito chiaramente il potenziale disruptive. Oggi quell’intuizione si è concretizzata in progetti innovativi per i nostri clienti ed in una startup che stiamo per lanciare.
L’intuizione non è mai pura casualità: è la capacità di connettere punti apparentemente distanti, di vedere scenari emergenti prima che diventino evidenti a tutti.
Progettare affrontando il rischio
La comunicazione digitale è un campo in cui il rischio è sempre presente: investire in tecnologie emergenti, proporre approcci innovativi, affrontare la rapidità dei cambiamenti. Come trasformate questo rischio in opportunità e come lo gestite concretamente nei vostri progetti?
Francesco: Il rischio nel nostro settore è inevitabile, ma è proprio la capacità di gestirlo che distingue un’agenzia eccellente da una semplicemente buona. La nostra filosofia è quella di affrontare il rischio con un approccio strutturato, senza però perdere l’audacia necessaria per innovare.
Ogni nostro progetto inizia con una fase di analisi approfondita in cui identifichiamo i potenziali elementi di rischio: tecnologie non ancora consolidate, timeline ambiziose, requisiti complessi. Una volta isolati questi fattori, definiamo strategie specifiche per mitigarli. Ad esempio, quando lavoriamo con tecnologie emergenti, spesso costruiamo prototipi funzionanti in tempi rapidi per testarne l’effettiva applicabilità al caso specifico, prima di procedere con l’implementazione completa.
Un altro aspetto fondamentale è la trasparenza con il cliente. Condividiamo sempre apertamente la nostra valutazione dei rischi e coinvolgiamo il cliente nel processo decisionale. Questo approccio non solo costruisce fiducia ma permette anche di allineare le aspettative sin dall’inizio. Il rischio, gestito in questo modo, diventa un elemento di valorizzazione del progetto invece che una minaccia, trasformandosi in quella che noi chiamiamo “innovazione controllata”: audace ma mai avventata.
L’arte dell’ascolto nella progettazione creativa
L’ascolto è un elemento cruciale nella comunicazione efficace. Come integrate l’ascolto – del cliente, del pubblico di riferimento, delle tendenze di mercato – nel vostro processo creativo? In che modo questo vi permette di sviluppare progetti che non solo sorprendono ma raggiungono concretamente gli obiettivi prefissati?
Andrea: L’ascolto è probabilmente la competenza più sottovalutata nel nostro settore. Troppo spesso le agenzie sono ansiose di mostrare quanto sono brillanti e innovative, dimenticando che il vero valore si crea quando si comprende profondamente ciò di cui il cliente ha realmente bisogno, non necessariamente ciò che chiede.
Il nostro processo creativo inizia sempre con una fase di ascolto intensivo. Non si tratta solo di recepire il brief, ma di andare oltre, facendo domande che aiutino il cliente stesso a chiarire i propri obiettivi. Spesso emergono intuizioni preziose proprio in questa fase, quando riusciamo a identificare opportunità o sfide che il cliente stesso non aveva considerato.
La creatività senza ascolto rischia di essere solo un esercizio di stile. La vera creatività, quella che porta risultati, nasce dalla capacità di trasformare l’ascolto in intuizioni actionable e poi in soluzioni innovative ma profondamente centrate sugli obiettivi del cliente. Siamo convinti che i progetti premiati quest’anno: elica.com e nordica.com rappresentino proprio questa filosofia.