Intuito: come questa attitudine può esserci utile nel campo lavorativo? È possibile dare a questa sensazione una spiegazione logica?
L’intuito per me è come il Wi-Fi: non lo vedi, ma quando manca, te ne accorgi subito. Nel mio lavoro quotidiano, è quella vocina interiore che mi dice “forse non dovremmo fare quella cosa solo perché lo fanno gli altri, forse esiste un altro modo”. Spiegazione logica? Non so, forse è solo esperienza mascherata da “magia”.
Rischio: come mettere in atto efficacemente un piano d’azione in cui si affrontano e si contrastano i possibili elementi di rischio?
Il rischio è il sale della vita, ma attenzione a non esagerare: troppo sale rovina la pasta :) Nella mia visione del lavoro, significa osare “quanto basta”, per restare a tema cucina.
La verità è che non puoi eliminare il rischio, puoi solo decidere quanta dose assumerne. Intanto che tu rifletti però il mondo va avanti quindi osserva, prevedi, valuta cosa potrebbe anche non funzionare e poi… agisci.
Ascolto: in che modo possiamo accentuare il carattere propositivo dell’informazione, permettendo ai brand di conoscere meglio la propria audience, per intrattenere e informare sperimentando nuovi linguaggi e tecnologie?
Ascoltare l’audience non vuol dire fare sondaggi a raffica o vivere i commenti social come una perdita di tempo. Vuol dire smettere di pensare che il pubblico sia un bersaglio da bombardare con il nostro storytelling e iniziare a trattarlo come un insieme di persone da ascoltare ancor prima che intrattenere. Sperimentare nuovi linguaggi? Sì, per forza, ma senza rinnegare la propria unicità e coerenza, senza piegarsi costantemente al trend del momento se il suo impatto sul nostro legame con gli utenti risulta irrisorio e poco funzionale.