Intuizione: quanto conta nel tuo lavoro e nel mondo della comunicazione oggi?
L’intuizione è una bussola preziosa, soprattutto oggi. In un’epoca attraversata da enormi incertezze e cambiamenti repentini – basti pensare all’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo della comunicazione – saper cogliere i segnali sottili e le tendenze emergenti è una competenza strategica irrinunciabile.
L’intuito ci permette di “tenere le antenne dritte”, di orientarci anche quando non abbiamo ancora dati certi, di percepire dove sta soffiando il vento prima che arrivi la tempesta (o l’opportunità!).
Nel mio lavoro di ghostwriter per il personal brand, l’intuito è ciò che mi guida sin dalla prima call conoscitiva con un potenziale cliente: intuisco se dietro una voce c’è una storia da raccontare, se quella persona ha qualcosa di autentico da condividere. Poi, è sempre l’intuito a farmi cogliere le sfumature emotive durante un’intervista, a capire dove c’è da scavare, quando fermarmi o quando invece fare una domanda in più.
Ma non è magia: l’intuito si allena. Nasce dall’esperienza e dalla capacità di analizzare ciò che ha funzionato o meno in passato. Quello che appare come il risultato di una percezione istantanea – quasi di un’illuminazione – in realtà è la punta dell’iceberg di un lavoro profondo fatto in precedenza. Un lavoro che dovremmo fare su noi stessi quotidianamente.
Rischio: fa parte della tua professione? Come lo gestisci?
Ogni volta che accompagno qualcuno nella scrittura di un libro so che sto entrando in un territorio inesplorato: posso avere una buona intuizione iniziale, ma non c’è mai la certezza che emerga una storia davvero significativa, né che il progetto mantenga la direzione immaginata.
Ma è proprio qui che il rischio diventa stimolo: mi spinge a cercare con più attenzione, a creare ancora più fiducia e sintonia, ad aiutare le persone a portare in superficie ciò che spesso non riescono a tirare fuori da sole.
Parlando più in generale, oggi il rischio ci accompagna quotidianamente e dobbiamo accoglierlo. Con i cambiamenti legati all’intelligenza artificiale, immaginare come sarà l’universo della comunicazione anche solo fra un anno è una scommessa. Ma è qui che torna in scena l’intuito, che è l’altra faccia della medaglia del rischio. Il rischio c’è, certo, ma per contrastarlo abbiamo il nostro preziosissimo intuito. Alleniamolo!
E c’è un altro punto importante: paradossalmente, ciò che oggi ci permette di contrastare il rischio è affinare sempre più la propria unicità, essere rigorosi con se stessi nell’identificare quali sono i nostri talenti, qual è la nostra stella polare – e assecondarla. In un mondo dove tantissime mansioni saranno rimpiazzate dalla tecnologia, ciò che farà la differenza sarà l’unicità di ognuno di noi. Per coltivare una nostra zona sicura dobbiamo avere cura di questa unicità, affinarla, e farla valere.
Ascolto: che ruolo ha nel tuo lavoro e perché lo consideri un “superpotere”?
L’ascolto è il cuore del mio lavoro. Non solo l’ascolto delle parole, ma anche quello dei silenzi, di ciò che sta fra le righe. L’ascolto è ciò che mi consente di creare uno spazio sicuro in cui chi ho davanti sente la libertà di raccontarsi. È ciò che mi permette di cogliere la vera voce della persona che sta dietro un personal brand e di tradurla in un testo che la rappresenti.
Penso anche che, in un’epoca in cui siamo sommersi dai contenuti, ci sia sempre più bisogno di ascoltare piuttosto che di aggiungere altre voci, e le voci che si aggiungono devono essere ponderate. Per questo, l’ascolto può diventare un vero e proprio “superpotere” anche per imprenditori, professionisti e freelance che vogliono comunicare e comunicarsi al meglio. Chi ha un personal brand deve imparare ad ascoltare davvero la propria audience: i bisogni, i desideri, le domande latenti. Solo così può creare contenuti capaci di costruire empatia, fiducia e relazione autentica.
Ascoltare ci permette di sintonizzarci con il presente e di costruire un messaggio che non solo informi, ma che tocchi davvero gli altri e stimoli un’azione.