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Stefano Piotto

EDIZIONE
tema
INTERVISTATO
Stefano
Piotto
RUOLO
consulente seo sem per aziende, formatore web marketing e scrittore
AZIENDA
freelance
Intervista

Andare a contrapporre in maniera assoluta la creatività e la ragione umana e l’intelligenza artificiale è il più grosso errore che si possa compiere. Certo, la tentazione manichea è forte e gli elementi differenzianti sono molti e rilevanti. Eppure chi fa comunicazione non può restare fuori dal flusso, non può rimanere fermo sulla riva a guardare scorrere il fiume. Perché la comunicazione è appunto un moto incessante e se si vuole abbracciare uno scorrimento bisogna anche accollarsi continuamente il rischio di fluire insieme ad esso.

Seo, advertising e intelligenza artificiale

Occupandomi prevalentemente di seo, che nell’accezione più moderna ha sempre più a che fare con la comunicazione, ho accolto l’intelligenza artificiale con curiosità. Ho messo da parte qualsiasi diffidenza legata al pregiudizio e mi ci sono tuffato.

In verità, non sono ancora capace di restare del tutto a galla anzi spesso sprofondo, a differenza di molti che pensano di essere già arrivati, di avere in pugno la sapienza solo perché sanno elaborare qualche prompt evoluto. Certo, per gli sviluppi che si stanno prospettando, non si finirà mai di imparare, non si avrà mai un master definitivo dal lato operativo ma del resto l’apprendimento continuo nel web marketing non è una pratica nuova.

L’AI è un magma che può bruciare tutto quello che sta intorno ma anche modellarlo, cambiarne i connotati. Per quanto concerne i singoli player, Chatgpt, lato script e risoluzione dubbi di programmazione aiuta in maniera concreta. Anche lato elaborazione dei big data fa il suo lavoro.

Per l’ambito strettamente seo, è presto per capire quali saranno i risultati: l’impressione è che Google sia rimasto indietro e stia rincorrendo e, si sa, la fretta non è buona consigliera. Motori di ricerca, se ancora vogliamo usare questo termine, basati sull’AI come Perplexity hanno bisogno solo di espandersi al pubblico ma al momento offrono funzioni che Google non ha, basti pensare alla funzione Pages che trasforma una selezione di ricerca in una sorta di pagina Wikipedia personalizzata, multimediale e dinamica.

Inoltre AI è diventata la parola d’ordine anche per le piattaforme di gestione campagne di advertising Google e Meta Ads. La riflessione al momento attuale è che se questo vuole significare solo meno controllo senza miglioramento dei risultati e con statistiche meno puntuali, preferivo la situazione precedente: per ora si alternano successi e prestazioni meno soddisfacenti ma siamo solo all’inizio del percorso.

Risvolti etici e umani nel web marketing

Tenendo conto di tutti questi aspetti, qualsiasi discorso sull’AI è solo una premessa per quello che sarà. Ma c’è un aspetto che anche in fase preliminare deve essere fondante e fondamentale: l’etica di sviluppo e di controllo. Per quanto l’intelligenza artificiale possa apprendere dai nostri modelli cognitivi, per quanto possa crescere imparando dai contenuti con cui la nutriamo, resta insita la lacuna originaria: l’etica umana, quella legge morale innata che Kant riconosce nell’imperativo categorico, quel dovere che non si insegna, che non si impara, che solo si fa emergere da noi stessi e che si può comunque decidere di seguire o occultare. In quanto artificiale, l’intelligenza non ha senso di morale autentica, ha bisogno di un regolatore esterno.

È questo il nostro compito ineludibile, che l’applicazione dell’AI avvenga a livello marketing o in altri settori. L’intelligenza artificiale ha quindi quasi paradossalmente nell’uomo il suo creatore, il suo limite e il suo completamento etico. È una responsabilità che deve rientrare e può fare accrescere quell’etica di marketing che purtroppo a volte viene vista come una deviazione dall’attività ordinaria e invece dovrebbe stare alla base di un mercato che dall’intelligenza artificiale può avere paradossalmente un impulso a divenire più umano.

 

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